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Nicola Farronato è di Bassano del Grappa, ha 36 anni e nella sua vita si è sempre occupato di marketing per diverse aziende italiane, girando il mondo. Paolo Panizza, è invece, un ingegnere elettronico di 50 anni. Entrambi hanno un background manifatturiero. Nel 2010 erano due professionisti del made in Italy in un Bel Paese non ancora piegato dalla crisi: uno a partita Iva, l’altro con il posto fisso. Eppure hanno deciso di far nascere la propria start up a Dublino, nell’anno in cui la Troika è entrata con un grosso prestito anti-default. In quell’anno l’Irlanda cadde in un vortice recessivo senza precedenti, tanto da portare il deficit pubblico, al 31% del Pil. «Siamo emigrati qui per una serie di motivi – spiega Farronato (nella foto con il team) – il primo è che collaboravo a un progetto per Intel il cui epicentro era proprio a Dublino. Poi, ho partecipato a due road show, uno in Italia e un secondo in Irlanda per cercare business angel e incubatori e in Italia non abbiamo trovato interlocutori. In Irlanda sì. Oggi le situazioni tra i due Paesi sono ribaltate: l’Irlanda è epicentro di imprese innovative, primo in Europa per deregulation burocratica e creazione di start up senza capitale sociale; ci sono molti supporti top-down e bottom up, tanti programmi di accelerazione e incubatori. Qui, grazie al venture capital c’è la possibilità di sopravvivere e passare la valle della morte che sono i 36 mesi di incubazione».

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Ciò che Farronato e Panizza hanno creato è un piccolo gioiellino contemporaneo. In due parole: «Noi facciamo marketing interattivo – spiega l’imprenditore – incrociando psicologia-marketing e semantic web». I Pc ma anche i nuovi social, come Facebook, usano il sistema binario basato su 1-0. Uno significa: «mi piace». Zero: «non mi piace». I famosi «like», per intenderci. La nuova sfida è ora l’evoluzione di questo sistema, ovvero dire: quanto ti piace? Quindi, costruire una scala, ipotizziamo da 1 a 5, su quell’1 con informazioni più significative a parità di sforzo. Ovvero: un clic o tap. Insomma: «Un commento emozionale in tempo reale via Ipad – spiega Farronato – Siamo nel campo dei big data semantica e dei nuovi modi di fare ricerche di mercato su web, con contenuti su misura, in tempo reale».

«Dopo le sette sorelle del petrolio ora abbiamo le sette sorelle del digitale – continua – Siamo in un mercato ad altissima competitività che vale fanta miliardi di dollari ma abbiamo creato una nicchia. Nel 2012 si sono toccati i 40 miliardi di dollari: tanto vale la spesa in ricerche di mercato, promozione e comunicazione online (fonte Esomar)».

E pensare che tutto questo nel 2010 era solo un’idea su un pezzo di carta che non ha trovato finanziatori in Italia. Oggi b.sma@rk è un’azienda che vende un’applicazione emozionale a forma di fiore con molti emoticons che si chiama MySmark. «In Irlanda siamo subito entrati nel National digital research center che lavora su progetti digitali ad alto potenziale perché l’Irlanda è il più grande esportatore di IT nei Paesi OCSE.  Abbiamo ricevuto una serie di investimenti soprattutto per la ricerca. Oggi Mysmark cattura dati di qualità da un utente-contenuto o cliente-fornitore in tempo reale. Questo permette di targhetizzare le campagne sulla base degli utenti, lavorando su un tema nuovo, che non ha un player dominante, quindi grandi opportunità: e noi portiamo online la soggettività di ciascuno».

Tra i clienti: Coop Italia, Intesa San Paolo e alcune cantine di vino. Non solo: B.sm@rk ha monitorato le elezioni presidenziali irlandesi del 2010 e sta lavorando con un’università marchigiana sui feedback al docente in real time. Il 9 novembre sono stati a Venezia  in occasione dell’esclusiva esposizione di uno dei più famosi dipinti del Canaletto, L’entrata nel Canal Grande dalla Basilica della Salute. MySmark ha combinato tecnologia e arte per dare al visitatore un’esperienza interattiva.

L’azienda oggi è «distribuita internazionalmente»: il team è composto da cinque persone più varie collaborazioni. C’è in programma di aprire una base italiana per il mercato nostrano, «magari di base in Veneto – dice Farronato – per ottima ricaduta occupazionale che può portare questo business che ha enormi opportunità». Quanto ai conti, avendo appena concluso la fase di investimenti e ricerca, Farronato dice: «Puntiamo al break even nel 2014. Ora stiamo cercando partner per consolidare la rete vendita».
@eleonoravallin – copyright @veneziepost

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