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Il sito internet è una pagina statica, utile solo per i contatti. Le parole che emergono, bianco su nero, sono «luxury», «leather», «made in Italy» e «Venezia». Cosa, chi, dove, come: le uniche coordinate che le grandi griffe conoscono bene, perché sanno che trovano casa nelle nostre campagne.

Officina della Borsa nasce a pochi chilometri da Padova, a Vigonza, nel 2011 per volontà di due donne: Mara Girotto ed Elisa Zantomio (nella foto). Alle spalle: una forte passione la pelletteria; davanti: il sogno di arrivare, col tempo, a distribuire sul mercato un brand proprio. E, forse, il momento è arrivato.

Foto mara elisa Officina della Borsa

Partite con cinque collaboratori – «troppo pochi per soddisfare il fabbisogno richiesto dai nostri clienti» – Mara ed Elisa hanno investito prima di tutto nelle persone. «Pochissime quelle qualificate per questa tipologia di lavorazione, che sono perlopiù adulte e occupate. Manca il ricambio generazionale che ti permette di guardare al futuro» spiega Girotto che osserva: «Per molti anni, i grandi marchi hanno fatto made in Italy consegnando il nostro sapere a laboratori poco consoni con situazioni a dir poco imbarazzanti. Così facendo, le botteghe italiane non avevano lavoro, mentre tutti gli altri erano a pieni giri, ma con prezzi bassissimi. Per fortuna qualche anno fa, i brand del lusso hanno scelto di cercare situazioni lavorative etiche, allineate al valore del prodotto». Così è nata Officina della Borsa. E con lei un’attenzione particolare ai giovani, anche al primo impiego. Il nodo è la formazione: nel 2014 sono entrati in azienda 10 stagisti. Nove di loro, oggi, sono in apprendistato.

Foto officina della Borsa 2

La bottega che ha sede a Vigonza (Pd) impegna e dà lavoro a 23 dipendenti (nella foto) per il 99% donne, età media 28 anni. Il business è quello del conto terzi per i più noti marchi della pelletteria di lusso mondiale. Nell’etichetta: 100% pelletteria artigianale made in Italy. «Ogni pezzo richiede almeno 4-5 ore di lavorazione e la manodopera per noi è fondamentale per fare volumi» chiosano le titolari. «L’estero vuole il made in Italy vero, fatto in maniera eccelsa, quello che tutto il mondo ci invidia. E il lusso soffre meno» continuano.

Il Jobs Act? «Abbiamo assunto solo una persona con la nuova normativa a tempo indeterminato – risponde Girotto -. Da datore di lavoro e imprenditore ho valutato i tre anni di agevolazioni contributive. Ma 15 giorni di prova sono veramente pochi per capire e testare». «Il nostro progetto è aumentare ancora la nostra la nostra forza lavoro e migliorando continuamente la qualità  del prodotto confezionato, pensiamo che solo questo possa “garantirci” una continuità lavorativa» chiudono, sottolineando «le difficoltà immense» e «un sistema e uno stato in nessun modo agevolano o aiutano».

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