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Nessuna fidelizzazione, né tessere per la raccolta punti. La regola è: «Non prendere mai in giro il cliente». Quindi: qualità e differenziazione, con grande sprint sugli scaffali biologici e gluten free. Ma anche nessun private label, ovvero prodotti a marchio proprio, e nessun investimento pubblicitario. Da oltre 50 anni i supermercati Lando vivono di «fiducia» e «passaparola», «senza ricaricare sui prezzi gli investimenti dell’azienda». Parola di Artemio Lando, imprenditore e commerciante d’altri tempi; contrario al lavoro festivo – «lavoratori di festa fuori dalla finestra» – diktat a cui ha ceduto, suo malgrado, solo «per non perdere clienti».

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Terzo di dodici fratelli, primo maschio in famiglia, Artemio è nato il 5 febbraio del 1935, e ha appena compiuto 80 anni tondi. A sedici anni, già lavorava in campagna con il suo trattore guardando passare in motorino, per le strade di Sant’Angelo di Piove di Sacco, l’amico ventenne che vendeva formaggio. Quando a 18 anni prese la patente, con la sua Giardinetta iniziò ad accompagnarlo nelle giornate piovose. Chiacchiera dopo chiacchiera, fianco a fianco nel sedile della sua Fiat, Artemio iniziò a comprendere che poteva guadagnare ‘meglio’ facendo il commerciante. A 24 anni, con il ritorno a casa del fratello dal servizio militare, lasciò così la campagna ed entrò in società con l’amico. L’affare durò 15 giorni ma nello scioglimento Artemio ‘ereditò’ il camion frutto dell’investimento iniziale dei due e iniziò a girare da solo i mercati. Dopo circa tre anni di commercio ambulante – «ho imparato tutto, come se fossi stato 30 anni in un negozio» afferma oggi – inaugura a Strà il primo punto vendita in affitto. E’ il 1963 e inizia così la storia dei supermercati a marchio Lando.

Oggi sono 14 i punti vendita per 1.400 dipendenti. Nel 2013 l’azienda ha fruttato qualcosa come 487 milioni di euro in progresso del 6,8% sul 2012 con un Ebitda a quota 37,5 milioni pari al 7,7% del fatturato. Lando copre la province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo ma condivide con altre 30 società un gruppo di acquisto che permette di ‘contrattare’ con le grandi industrie in virtù di un aggregato di fatturati tale da tenere a bada la concorrenza dei big come Esselunga o le Coop. Nel 2000 i figli di Artemio, Daria e Leonardo, hanno rilevato il 10% delle quote societarie; il restante 90% è ancora nelle salde mani di Artemio. Il passaggio generazionale? «Avverrà 8 giorni dopo la mia dipartita» scherza l’imprenditore. «Leonardo è già in azienda e pienamente operativo» ribadisce. Ma è Artemio a tenere ancora tutti i rapporti con i buyer. La tradizione è la stessa da oltre 50 anni: nessun intermediario ma filiera corta e diretta. Chiunque voglia offrire un prodotto o presentare un catalogo ha la porta aperta in azienda, senza bisogno di fissare un appuntamento. Artemio e Leonardo ricevono tutti gli agenti in mattinata, poi a pranzo si mangia insieme in un ristorante vicino alla sede a Cazzago di Pianiga.

Il futuro ora guarda allo spostamento e ampliamento del punto vendita di Vigonza più un nuovo Iper, nel 2016, a Mestre. Sempre secondo il «modello Artemio»: «Vicino a una rotonda e prossimo all’uscita di tangenziale o autostrada, con ampio parcheggio di fronte» spiega. L’ultimo supermercato, il gioiellino di casa, è l’iper di Conselve che copre 6mila metri quadri in un centro commerciale di 32mila metri quadri. Tra le recenti aperture anche quella di Camposampiero che era in un’area ex Pellicano. «Purtroppo siamo sacrificati negli spazi delle strutture – spiega Leonardo – causa vincoli e difficoltà dei comuni. Nonostante ciò, assicuriamo sempre il più vasto assortimento e soprattutto i prodotti artigianali. Meglio se di piccoli e giovani produttori che la Gdo spesso non aiuta».

Copyright – Mattino di padova – articolo su Speciale Top 500

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