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L’esordio nel settore aeroportuale data 2013 e la prima scelta fu Roma con Ciampino e Fiumicino. Tre anni dopo, il consolidamento con l’operazione in Costa Azzurra e gli scali di Nizza, Cannes e Saint Tropez. Quindi, il tentativo di scalata di Venezia. Ma adesso tocca a Bologna. Atlantia, società controllata dalla holding Edizione della famiglia Benetton, a quasi un anno di distanza da quel 20 settembre 2016, replica l’operazione finanziaria che l’ha portata a controllare il 21,3% di Save Spa che gestisce gli scali di Venezia, Treviso, Verona, Brescia e Charleroi.
Il 3 agosto, con un investimento di 164,5 milioni, la società che gestisce anche le Autostrade d’Italia ha acquisito il 29,38% dell’hub Guglielmo Marconi. A vendere ci sono la San Lazzaro Investment Spain (Fondo Amber) che ha realizzato con 99,9 milioni il suo investimento pari al 17,85% del capitale del Marconi (15,50 euro ad azione) e Italian Airports Sarl (della galassia del finanziere Andrea Bonomi) con il suo 11,53% e un controvalore di 64,6 milioni. Amber e Bonomi erano entrati nel capitale nel 2015, contestualmente allo sbarco in Borsa dello scalo. Le azioni furono quotate in fase di Ipo a 4,50 euro. Nell’ultimo anno sono cresciute dell’84%.

Il 3 agosto, sulla scia dell’operazione, il titolo ha chiuso a +9,84% a 15,41. Ma c’è una curiosità da annotare: anche nella scalata a Save del 2016,  Atlantia comprò le quote dal Fondo Amber intenzionato a monetizzare. «Gli accordi – spiega Atlantia – prevedono un meccanismo di integrazione parziale del prezzo qualora entro 18 mesi venisse promossa dal Gruppo Atlantia un’offerta pubblica di acquisto o scambio sul titolo a un prezzo superiore a quello riconosciuto (il 3 agosto, ndr). Eventualità attualmente non allo studio».

Si tratta di un «ingresso di natura prettamente finanziaria che riconosce le grandi potenzialità di sviluppo dello scalo» ha specificato l’ad Giovanni Castellucci. Un’operazione apparentemente simile a quella narrata a Venezia:  Atlantia non avrà componenti in cda e non influirà nella governance. Ma già si parla di un’opa totale, specie dopo che Enrico Marchi, orchestrando il riassetto Save con i fondi Deutsche Am e Infravia, ha sbarrato la strada alle ambizioni della famiglia di Ponzano. Tant’è che qualcuno ipotizza un’uscita di  Atlantia da Save con una liquidazione da 250 milioni.

Ora i Benetton sono diventati i secondi soci a Bologna dopo la camera di Commercio provinciale che controlla il 37,5%. Nel capitale, con il 6,8% (dati Consob) anche il fondo F2i. «Salutiamo l’ingresso di  Atlantia con soddisfazione – ha detto il numero uno dell’ente camerale bolognese -. Siamo convinti che fornirà un apporto importante». E difatti, Castellucci ha aperto al «completamento del collegamento mediante people mover con la stazione ferroviaria ad alta velocità di Bologna» che «incrementerà ulteriormente la competitività dello scalo (già sesto in Italia con 7,7 milioni di passeggeri) presso altre destinazioni del Centro-Nord Italia».

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