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Dall’arte del soffio che modella il vetro, alle fiale da picchiettare con il dito fino ai più moderni sensori da incollare alla pelle per regolare la dose di medicina di inoculare. La storia di Stevanato group è una continua metamorfosi che affonda le radici nella Laguna di Venezia.

Nella seconda metà degli anni Quaranta Giovanni Stevanato, artigiano soffiatore del vetro e nonno di Franco e Marco oggi al timone dell’azienda, fonda Soffieria Stella: un laboratorio specializzato nella produzione di flaconi. Nel 1949 viene creata la società Ompi, che approda sulla terraferma nel 1959. Il paese prescelto è Piombino Dese, nell’alta padovana quasi al confine con Treviso. Il nome Stella sarà recuperato solo nel 2009 quando Sergio Stevanato, figlio di Giovanni e presidente del Gruppo, fonderà per passione un’azienda vinicola nel Collio Friulano.

Negli anni ‘60 intanto, lontano da Piazza San Marco, Stevanato perfeziona la progettazione di macchinari per la produzione di contenitori da tubo vetro e gemella una seconda società: la Spami. Nel 1993, con l’acquisto della Alfamatic a Latina, il gruppo e il portafoglio si ampliano alle fiale e tubo fiale in vetro. Negli ultimi dieci anni  – in principio, nel 2005, fu un’azienda di Bratislava – la crescita si concretizza anche con acquisizioni di società mirate a spostare l’attività dal solo vetro farmaceutico alla fascia più alta della catena del valore. Ecco allora le incorporazioni della danese InnoScan poi della Svm Automatik, sempre in Danimarca, quindi le attività della tedesca Balda, con fabbriche in Germania, California e Romania.

Oggi Stevanato non è più solo il primo produttore al mondo di tubofiale per insulina e falconi in vetro, ma un big player della plastica di qualità per diagnostica e della robotica 4.0 per i processi di automazione del packaging. Alla crescita esterna, vanno però aggiunte anche le acquisizioni “invisibili”, che riguardano tutti i brevetti rilevati e la sempre più spinta internazionalizzazione: 14 gli stabilimenti produttivi, quattro in Europa più le sedi in Brasile, Messico, Usa e Cina per 3.200 dipendenti nel globo.

La società – controllata al 100% dalla famiglia che non ha mai elargito dividendi ma sempre reinvestito gli utili – è in interrotta crescita da oltre una decina d’anni.  “La nostra vision è un lungo viaggio per spostare Stevanato dalla manifattura ai servizi, sempre più focalizzati sull’innovazione di processo e prodotto di fascia alta, e sulla ricerca e sviluppo che non può far a meno di device e macchine intelligenti” spiega l’ad Franco Stevanato che, con il fratello e vicepresidente Marco, rappresenta la terza generazione. “Ora siamo in una fase di consolidamento del nuovo dna di Stevanato ma cresceremo ancora – continua il ceo –. Implementeremo le sedi in Cina e Brasile trasferendo competenze, creeremo centri di ricerca per sviluppare nuovi prodotti e ci apriremo la via dell’India, un’opportunità che nei prossimi cinque anni non possiamo perdere”.

Dal 2013 a oggi l’azienda ha investito 311 milioni, 125 solo per comprare aziende. Per il 2018 sono previsti cento milioni di nuovi investimenti. L’orizzonte strategico guarda però ai prossimi dieci anni e al futuro farmaceutico globale, sempre più orientato al servizio e al benessere della persona. L’obiettivo è continuare a creare valore a doppia cifra: nel 2012 i ricavi segnavano 200 milioni, nel 2017 sono più che raddoppiati a 478 milioni con un tasso di crescita annuale medio del 19%. Una percentuale che l’azienda ha tutte le intenzioni di confermare, da qui al 2028.

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